I saluti di Dido Costa

I saluti di Dido Costa

Tempo di saluti in casa CMC e quello con Domenico Costa, per tutti “Dido”, è un po’ più speciale. Il fisioterapista/osteopata marchigiano ha infatti deciso di concludere la sua lunga carriera al servizio dei club, dopo più di 25 anni di lavoro.

Dido, quando hai iniziato?

Ho iniziato nell’89 e fino al 2000 sono stato nel volley a Falconara, poi ho fatto altri 11 anni di basket. Per una stagione sono stato con la Nazionale di Beach Volley e dopo due anni di stop in cui mi sono laureato in osteopatia è arrivata la chiamata di Beppe (Cormio), e così gli anni di pallavolo sono diventati 13. Nel frattempo dal 1994 fino al 2009 ho sempre seguito le tappe italiane del World Tour e il campionato italiano di Beach Volley. Le tappe del beach sono state molto gratificanti dal punto di vista lavorativo, anche se erano molto impegnative. Per 200 atleti dal martedì alla domenica c’ero solo io, per cui diciamo che non ci si annoiava, ma ero a stretto contatto col l’elite mondiale del Beach Volley.

Tra i personaggi che hai trattato, ne vuoi citare qualcuno in particolare?

Se devo fare un nome dico Karch Kiraly, che qui conoscete benissimo. Ma dico anche Sinjin Smith, che era considerato il “Pelè” del beach volley. I due personaggi più rilevanti sono stati loro, oltre tutto con Sinjin si era instaurato un bel rapporto, tanto che mi scambiavano per il suo fisioterapista personale perché lui si faceva scaldare pre gara e poi lo trattavo finito la partita e gli facevo fare stretching. Se parliamo di indoor, una delle persone più piacevoli con cui ho lavorato è stato Laurent Tillie, e poi dico Samuele Papi perché l’ho visto crescere. Non ho avuto il piacere di aver a che fare con Gianfranco Badiali, che è scomparso l’anno prima che entrassi io, ma negli anni a seguire la sua presenza si è sempre respirata a Falconara.

Dovessi fare un bilancio di questi anni trascorsi nello sport, cosa ti hanno tolto e cosa ti hanno dato?

Diciamo che ti tolgono tanto, perché a casa non ci sei quasi mai. E’ quindi doveroso ringraziare mia moglie perché è stata lei che ha diretto gli affari di famiglia. E’ stata però una grande opportunità, un po’ perché mi è sempre piaciuto tanto come mestiere, un po’ perché mi ha permesso, facendo qualche sacrificio, di mettere un po’ di soldi da parte per permettere ai miei figli di studiare e laurearsi, uno a Milano, l’altro a Macerata prima e in America per il dottorato subito dopo. A livello umano mi mancherà più di ogni altra cosa lo spogliatoio, ed è difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuto. L’atmosfera che si vive in uno spogliatoio, sia durante la preparazione, che prima di una gara, ma soprattutto durante una finale, quando arrivi nei momenti in cui la tensione è più alta, con l’adrenalina a mille, sono sensazioni inspiegabili. Sia nella vittoria che nella sconfitta, che fanno parte del mondo sportivo, si provano emozioni indescrivibili, tanto da creare “dipendenza”. Quando ero a Falconara, d’estate, nei giorni in cui non c’era attività, ricordo che capitava di farci aprire il palasport (a me e agli altri dello staff) solo per farci quattro passi dentro e respirare un po’ quell’atmosfera, giusto per non perdere l’abitudine. Mi è successo anche qui, di farmi una passeggiata nel Pala Costa vuoto.. sono sensazioni difficili da spiegare, bellissime.

Se dovessi scegliere il momento più gratificante di questi due anni passati qui, cosa diresti?

Bè dico il recupero di Klemen (Cebulj) dalla distorsione alla caviglia, ha giocato dopo 23 ore ed è stata una grande soddisfazione. Non mi era mai capitato di riuscirci con delle tempistiche così ristrette; avevo già fatto cose simili dal giovedì, venerdì al massimo, e per la domenica si rimetteva a disposizione l’atleta. Ma in 23 ore permettergli non solo di giocare, ma anche di vincere il premio di MVP, bè, è stata una cosa incredibile. Come staff abbiamo fatto tutto il possibile, poi all’atleta spetta l’altro 50% del lavoro. E Klemen in questo era stato fenomenale, voleva esserci a tutti i costi. Altri bei momenti sono stati vincere all’estero, che ha sempre un sapore particolare, e la vittoria a Trento, la ciliegina sulla torta. Per ultimo sono stato felice della Gara 2 vinta in casa con Verona, perché è stata la dimostrazione del carattere della squadra e dell’allenatore, quando nessuno ci credeva più.

E’ arrivato il tempo dei saluti quindi per te..

Si, e voglio spendere due parole per delle persone speciali. La prima è Beppe, perché mi ha chiamato qui e mi ha dato questa bella opportunità e grande responsabilità, ma è andato sul sicuro (ride), sapendo come lavoro. Secondo me è una delle figure più capaci nel settore oltre a essere una persona eccezionale. Poi c’è Waldo, a cui dico grazie perché si è fidato e ci ha lasciato carta bianca; è una persona molto sensibile, sa ascoltare e prende a cuore i problemi. Ha un solo difetto: deve cambià il cinturino dell’orologio, (ride) sennò prima o poi lo perde! Glielo avrò aggiustato un sacco di volte! Voglio dire anche due parole per Giovanni (Donadio): è molto bravo e affidabile, sa esattamente quello che deve fare ed è molto competente. E’ giovane, ma è sveglio ed è una spugna, apprendere tutto quello che gli viene detto e ha un buon carattere. Sa rispettare gli altri e farsi rispettare, penso che se la società vorrà passare il mio testimone a lui non sbaglierà. Dopo di che ringrazio tutti gli altri con cui ho collaborato, gli altri fisio Stefano Bandini e Stefano Casotto, Beppe Patriarca, Simone (Ade) con cui ci siamo confrontati tanto, Fabio (Dalla Fina) che è une gran persona, fino a Gimmy e Stefano con cui almeno una volta a settimana siamo sempre andati a cena, passando per Alessio, Margutti, e le ragazze dell’ufficio Marta e Silvia, sperando di non dimenticare nessuno. Ringrazio la società e l’ambiente che ho trovato, perché mi hanno fatto davvero sentire a casa. Lascio con un po’ di malinconia, ma ho 70 anni e ho voglia di stare un po’ di più a casa con mia moglie. Auguro a tutti il meglio, e se ci fosse bisogno di me per qualche ragione sarò sempre a disposizione.

 Squadra